Oggi è una domenica un po' particolare.
Il tempo che passa mi fa rielaborare alcune sensazioni.
Sono partita bene, ma ora quello che riaffiora è tanta rabbia. Rabbia contro me stessa in primo luogo, per non essere stata tanto determinata nel momento in cui mi sono accorta che non mi amava più, ho voluto provare, resistere, aspettare, ho sperato che le cose cambiassero, mi sono messa a tappetino, ho sopportato i suoi silenzi, ho cercato di parlare, di capire, ho espresso il mio disagio, ho fatto domande, ma non volevo vedere che le risposte erano lì palesi, chiare, nei suoi comportamenti distanti da me.
E io non li volevo vedere.
E ora passo per quella "poverina, lei era innamorata lui no, lei una tanto brava ragazza"
Le brave ragazze si sa non sono quelle che fanno girare la testa, le brave ragazze sono amate da tutti, amici parenti conoscenti, sono quelle che fanno fare sempre bella figura.
Le stronze no, le stronze sono quelle che hanno gli uomini ai loro piedi, quelle che li tengono in pugno,quelle che senza strategie ottengono l'amore che magari nemmeno meritano.
Forse se mi fossi fatta rispettare all'epoca, se avessi dato più retta alle mie sensazioni, se non avessi temporeggiato, se non avessi voluto provarle tutte ora starei molto meglio, per lo meno non mi sentirei calpestata.
Mi è rivenuto in mente un momento in cui tutto era chiaro e io non ho voluto vedere.
Parigi, novembre, l'aria di crisi già c'era. Siamo con 2 coppie di amici, ma io arrivo più tardi e siamo a cena solo io e lui.
Era la mia prima volta a Parigi, ma non la sua prima volta.
Ci era stato in passato con Lu. una donna della quale, a detta sua, non è mai stato innamorato.
Nel mio entusiasmo classico gli faccio notare che, in fondo anche se ci era stato con lei, di lei non era innamorato quindi non c'era problema... ora era a Parigi con me.
La sua risposta, che mi rovinò tutti e tre i giorni di vacanza, fu "Sì ma me ne sono accorto dopo di non essere innamorato"
Mi aveva già detto tutto. già sentiva di non essere più innamorato di me ma non me lo disse, ma il suo comportamento era chiaro e io non ho voluto vedere.
La mia stupidità voleva le parole, i fatti non mi sono bastati, ce ne sono voluti degli altri. e degli altri ancora... fino a che non gli ho proposto di andarsene, ma anche questo è stato da lui interpretato come una sua decisione.
Sono arrabbiata anche con lui. mi sento presa in giro, mi sento oggetto della sua superficialità.
Se dico TI AMO per me vuol dire TI AMO, non direi mai TI AMO a qualcuno solo per farlo contento, o perchè fa fico, o perchè conquista..ma le persone superficiali come lui fanno anche questo..
domenica 28 marzo 2010
venerdì 19 marzo 2010
accettare la realtà
18 marzo 2010: dopo 1 anno 6 mesi e 18 giorni finisce la storia.
Ieri per la prima volta ho pronunciato la parola FINE.
E so che è LA FINE. Lo so perchè, stavolta non mi aspetto nulla, non spero che lui torni, non spero che lui cambi idea, non me lo immagino sotto casa a cercarmi.
Ho semplicemente accettato la realtà e questo per me è un grande passo avanti.
Sono consapevole che ci saranno giorni difficili, che piangerò, che mi mancherà, ma so anche che poi passa e che buona parte dell'elaborazione del lutto l'avevo fatta nel "mese di riflessione".
La chance che gli ho dato e che mi sono data ha solo portato ad una maggiore consapevolezza che non si può più andare avanti. Mi ha dato ragione su tutta la linea (se in queste situazioni possa valere la ragione non so, ma per me è stato un segnale di quanto io funziono, della mia sanità mentale).
Mi sono sentita ripetere frasi che gli avevo detto io, che gli avevo dato come spunto di riflessione, avevo ragione perchè gli ho subito detto che il suo "Riproviamoci" lo sentivo detto dalla testa e non dal cuore, e che così non sarebbe durato, ma nonostante tutto ci ho voluto credere...
Non ho nulla da rimpiangermi, sarà difficile, ma il senso di sollievo che ho provato mi fa ben sperare.
Gli ho augurato "buon Viaggio", in fondo gli ho voluto e gli voglio bene... "che tu possa trovare la tua felicità, GRAZIE DI TUTTO"
Sono fiera di me!
Ieri per la prima volta ho pronunciato la parola FINE.
E so che è LA FINE. Lo so perchè, stavolta non mi aspetto nulla, non spero che lui torni, non spero che lui cambi idea, non me lo immagino sotto casa a cercarmi.
Ho semplicemente accettato la realtà e questo per me è un grande passo avanti.
Sono consapevole che ci saranno giorni difficili, che piangerò, che mi mancherà, ma so anche che poi passa e che buona parte dell'elaborazione del lutto l'avevo fatta nel "mese di riflessione".
La chance che gli ho dato e che mi sono data ha solo portato ad una maggiore consapevolezza che non si può più andare avanti. Mi ha dato ragione su tutta la linea (se in queste situazioni possa valere la ragione non so, ma per me è stato un segnale di quanto io funziono, della mia sanità mentale).
Mi sono sentita ripetere frasi che gli avevo detto io, che gli avevo dato come spunto di riflessione, avevo ragione perchè gli ho subito detto che il suo "Riproviamoci" lo sentivo detto dalla testa e non dal cuore, e che così non sarebbe durato, ma nonostante tutto ci ho voluto credere...
Non ho nulla da rimpiangermi, sarà difficile, ma il senso di sollievo che ho provato mi fa ben sperare.
Gli ho augurato "buon Viaggio", in fondo gli ho voluto e gli voglio bene... "che tu possa trovare la tua felicità, GRAZIE DI TUTTO"
Sono fiera di me!
venerdì 12 marzo 2010
Non è cambiato nulla
Mi sono illusa, che potessimo veramente farcela, che l'amore avrebbe vinto su tutto, ci ho creduto e ci credo ancora IO...
il fatto è che ci ritroviamo da capo a 12 che, sì viviamo in due case separate, ma questo non ha senso e soporattutto quando ci troviamo a stare insieme, come ieri sera allora litighiamo pure.
Lui ora vive appoggiato in una casa in cui ha portato le sue cose e tutti gli scatoloni che gli ho fatto.
Ma continuiamo a vederci e sentirci da "fidanzati".
Ho accettato questo perchè non volevo lasciare nulla di intentato, perchè mi ha parlato di una casa insieme, perchè sta andando in terapia da una psicologa, perchè ci credevo.
gli ho scritto una mail in cui scrivevo la mia dichiarazione di intenti, in cui gli dicevo quello da cui volevo partire per ricominciare...
ieri la prima litigata.
Per caso mi dice che domani (ovvero oggi) sarebbe andato a vedere una casa con il fratello (60enne che si sta separando dalla compagna)in modo da dividere le spese.
NOn ci sarebbbe niente di male nell'intenzione. Il fatto è duplice però: 1) l'altra sera una amica in comune mi paventa questa ipotesi e io ieri ho pensato che lei già lo sapesse, così le scrivo un sms, ma in realtà era solo una sua ipotesi. Lo dico a lui, che si arrabbia perchè io non mi fido perchè penso male, perchè ho dovuto chiedere ad altri invece che a lui...2) sì è vero che non mi fido più come prima, ma il fatto è che io mi sento dire le cose sempre a giochi fatti, sempre a decisioni prese e poi così per caso...
Cazzo ci sentiamo 5 volte al giorno e non mi dici che tuo fratello ti ha propsto una cosa del genere che tu ci stai pensando, che hai deciso di accettare... insomma tutti i tuoi ragionamenti dove sono? la condivisione dov'è?
Come sempre mi sento messa da parte. Non sento la volontà di stare con me, non lo sento vicino. Non lo sento proprio. Le cose si fanno perchè si devono fare non perchè c'è il piacere dei farle. e la differenza non è sottile in questo caso.
Mi dispiace, avrei dovuto prevedere tutto ciò, non avrei dovuto accettare una cosa simile.
il fatto è che ci ritroviamo da capo a 12 che, sì viviamo in due case separate, ma questo non ha senso e soporattutto quando ci troviamo a stare insieme, come ieri sera allora litighiamo pure.
Lui ora vive appoggiato in una casa in cui ha portato le sue cose e tutti gli scatoloni che gli ho fatto.
Ma continuiamo a vederci e sentirci da "fidanzati".
Ho accettato questo perchè non volevo lasciare nulla di intentato, perchè mi ha parlato di una casa insieme, perchè sta andando in terapia da una psicologa, perchè ci credevo.
gli ho scritto una mail in cui scrivevo la mia dichiarazione di intenti, in cui gli dicevo quello da cui volevo partire per ricominciare...
ieri la prima litigata.
Per caso mi dice che domani (ovvero oggi) sarebbe andato a vedere una casa con il fratello (60enne che si sta separando dalla compagna)in modo da dividere le spese.
NOn ci sarebbbe niente di male nell'intenzione. Il fatto è duplice però: 1) l'altra sera una amica in comune mi paventa questa ipotesi e io ieri ho pensato che lei già lo sapesse, così le scrivo un sms, ma in realtà era solo una sua ipotesi. Lo dico a lui, che si arrabbia perchè io non mi fido perchè penso male, perchè ho dovuto chiedere ad altri invece che a lui...2) sì è vero che non mi fido più come prima, ma il fatto è che io mi sento dire le cose sempre a giochi fatti, sempre a decisioni prese e poi così per caso...
Cazzo ci sentiamo 5 volte al giorno e non mi dici che tuo fratello ti ha propsto una cosa del genere che tu ci stai pensando, che hai deciso di accettare... insomma tutti i tuoi ragionamenti dove sono? la condivisione dov'è?
Come sempre mi sento messa da parte. Non sento la volontà di stare con me, non lo sento vicino. Non lo sento proprio. Le cose si fanno perchè si devono fare non perchè c'è il piacere dei farle. e la differenza non è sottile in questo caso.
Mi dispiace, avrei dovuto prevedere tutto ciò, non avrei dovuto accettare una cosa simile.
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